Verbum Analecta Neolatina XXI, 2020/1–2

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1 Introduzione

Prendiamo spunto da alcune riflessioni di Machiavelli, riportate nel Dialogo o Discorso intorno alla nostra Lingua (1514/1515). Lo studioso fiorentino, dopo avere osservato che “le lingue non possono essere semplici, ma conviene che sieno miste con altre lingue” afferma che tale processo di commistione rappresenta un elemento di forza, non di debolezza: “ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sì potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro: perché quello ch’ella reca da altri lo tira a sé in modo che par suo”. Prendendo le mosse da tali riflessioni, intendiamo dimostrare l’infondatezza della tesi, secondo la quale il latino sia una lingua morta. Metteremo quindi l’accento sulla forza irradiante e funzione unificatrice, esercitata nel tempo dal latino fornendo un imponente serbatoio linguistico, in particolare, nei confronti dell’inglese, sottoposto ad un processo di profonda contaminazione ad opera del latino. A tale scopo, tracceremo una breve rassegna delle numerose espressioni del latino quotidiano che infarciscono non soltanto l’italiano comune ma anche le lingue europee non romanze,1 tra cui soprattutto l’inglese. Evidenti attestazioni della funzione universalizzante del latino2 nell’italiano si possono riscontrare, oltre che nel lessico quotidiano, nel linguaggio politico, nel lessico informatico, nella narrativa contemporanea, nei fumetti e, per finire, nei suggestivi aforismi in latino, presenti nei moderni tatuaggi dei giovani ad ogni latitudine. Escluderemo invece dalla nostra analisi i settori linguistici più esplorati (quello giuridico-burocratico e scientifico) dove la presenza di latinismi appare storicamente più stratificata e codificata.

Il latino come “piattaforma di intercomprensione fra le lingue romanze, ha rappresentato costantemente un gigantesco serbatoio linguistico cui hanno attinto anche le lingue germaniche e slave, favorendo la comunicazione fra le culture” (Settis 2016). La presenza capillare del latino (sono ben 930 milioni i parlanti appartenenti alla famiglia linguistica romanza che comprende le varietà linguistiche derivate dal latino, non quello ecclesiastico ma quello che parliamo ogni giorno con le sue trasformazioni storiche3) va messa in relazione con la funzione unificante da esso storicamente svolta come lingua universale della cultura e della comunicazione, nonostante si registri la tendenza a ravvisare un declino storico del latino, in conseguenza dello sviluppo degli stati nazionali. Le lingue classiche hanno aperto le fonti del sapere antico e il latino era la lingua cui si associava l’affermazione di una dimensione spirituale universalmente umana, al di là delle divisioni storiche che travagliavano l’Europa. È stato il latino, che è ancora oggi la lingua che sottintende diritto, religione, economia, politica come lingua universale del sapere per eccellenza a rappresentare il fondamento dell’unità culturale europea che non è venuta meno neppure nei periodi più travagliati di crisi nel Settecento e nel Novecento,4 segnato dal pregiudizio discriminatorio che attribuiva al latino il ruolo deleterio di lingua aristocratica classista. L’esigenza di “ripensare oggi il latino come lingua non parlata ma ‘vivente’ assimilandolo alle esigenze culturali del nostro tempo per preservarlo dall’oblio” (Serianni: 2016) si riflette oggi in un’inversione di tendenza, aperta a un moderno approccio nella didattica del latino, tradizionalmente normativa, privilegiando invece il lessico e sfruttando le nuove tecnologie digitali.

2 Il latino e l’inglese

L’apertura dell’inglese all’influenza del latino non rappresenta un processo storico lineare e ininterrotto, ma è caratterizzato da fasi alterne. Anche in Inghilterra, infatti, prima che l’inglese diventasse la lingua più aperta alle influenze esterne, si temevano tradizionalmente contatti e possibili contaminazioni con altre lingue. Ciò emerge dall’introduzione alla Grammatica Anglicana (1505) dove Paul Greaves lamentava allarmato la corruzione della propria lingua. A dare forte impulso in Inghilterra alla nascita del modello di scuola umanistica5 contribuì il fatto che nella Res Publica Litterarum e negli studia humanitatis gli intellettuali europei trovavano la loro umanità più autentica, la libertà e la dignità dell’uomo.

La prima crisi europea del latino e del modello di scuola umanistica, nonché il suo declino come lingua universale del sapere, coincide con la crisi della civiltà in tutta Europa e con l’avvento dell’illuminismo,6 culminando nella rivoluzione francese che spazzò via le strutture scolastiche di stampo umanistico dell’ancien régime e istituì le nuove scuole centrali, dove per la prima volta si mise in pratica la concezione basata sulla superiorità delle lingue moderne sulle lingue antiche e delle scienze sulle lettere. Dopo la crisi ai tempi dell’illuminismo e la rinascita del latino nell’Ottocento, non solo in Inghilterra ma nell’intera Europa, la seconda più grave crisi del latino è legata ai radicali sommovimenti sociali e ideologici, avvenuti nel corso del Novecento. Ciononostante, il latino ha continuato a rappresentare, dopo una fase di crisi nel corso del Novecento, non soltanto per l’italiano, un forte elemento di attrazione e fattore catalizzatore,7 nonché un vero e proprio mare magnum di risorse lessicali cui hanno attinto nel tempo anche lingue non romanze per creare le terminologie tecnico-specialistiche, attraverso un massiccio afflusso di nuovi latinismi.

Dopo l’italiano, è stato l’inglese come afferma De Mauro la lingua che ha sfruttato più di tutte l’immenso bacino di risorse lessicali del latino (il 25% dei lessemi esogeni nell’inglese è di derivazione latina) per la coniazione di vocaboli nuovi, tanto da essere definita “la più latinizzata e neolatinizzata lingua del mondo non neolatino” (De Mauro 2005: 144). Attraverso complessi processi di contaminazione, svoltisi nel corso dei secoli, è stato proprio il latino a contribuire in misura decisiva al ruolo egemonico dell’inglese considerato per comune ammissione la lingua della comunicazione scientifica, diluendone gli originari caratteri germanici e avvicinandolo alle lingue romanze. La travolgente avanzata dell’inglese che ne ha fatto oggi una lingua veicolare planetaria, espugnando ogni spazio di globalizzazione linguistica, appare in gran parte riconducibile al processo di profonda ibridazione – non solo a livello lessicale – subito dall’inglese nel tempo,8 annacquando i propri originari connotati germanici in un prolungato bagno romanzo che, se da un lato ha indebolito l’originaria struttura germanica dell’inglese, dall’altro ha costituito un formidabile strumento di conquista di una lingua (con caratteri assai specifici e misti di lingua flessiva, con talune caratteristiche tipiche delle lingue isolanti) che dalla seconda metà del ’900, esercita un dominio incontrastato in alcuni settori specifici della nostra civiltà tecnologica. “Se dovessimo trattare la cosa nei termini allarmistici tanto consueti quando si parla dell’italglese, o itangliano che dir si voglia, dovremmo considerare l’inglese il classico esempio della lingua infiacchita dalle aggressioni esterne. Invece, proprio questa profonda ibridazione ha molto contribuito a fare di questa lingua lo straordinario strumento di conquista che oggi è divenuto” (Bertinetto 2003: 321).

3 Anglo-latinismi. L’inglesorum

A favorire nel tempo l’afflusso lessicale di latinismi9 sono state anzitutto le lingue specialistiche e la lingua speciale della Chiesa (latinismi medievali e scientifici) soprattutto in età umanistico-rinascimentale. I latinismi, accolti nell’italiano per via indiretta come prestiti, sono costituiti da vocaboli formati con materiale latino in lingue diverse dall’italiano (xenolatinismi) che hanno impresso la loro pronuncia, modificandola rispetto a quella originaria e sottoponendoli a differenti regole di trattamento fono-morfologico. A partire dal periodo post – rinascimentale è intervenuta l’intermediazione delle principali lingue europee di cultura, culminata nel Settecento. Si parla in questo caso di franco-latinismi e anglo-latinismi con frequenti slittamenti semantici (vedi il vocabolo liberale, in latino ‘generoso’, mentre oggi assume il valore semantico specifico di ‘fede politica’). Fra i vocaboli di provenienza francese o inglese, appartenenti al lessico politico, figurano: comitato, costituente, Consiglio di Stato, conservatore, maggioranza, opposizione, radicale, petizione. Altri franco-latinismi riguardano l’economia (conto corrente, monopolio, concorrenza, esportare, importare). Gli anglo-latinismi, definibili come veri e propri prestiti linguistici che risultano presenti nell’italiano spesso in forma non adattata e si riferiscono al linguaggio informatico, aziendale e finanziario, sono a volte traducibili con sinonimi italiani: account ‘profilo di un utente’; advisor ‘consulente economico’; agreement ‘accordo’, ‘gradimento’. Vanno inoltre ricordati i franco-latinismi e anglo-latinismi di uso comune che si riferiscono alla vita politica e sociale, penetrati nel Settecento (adepto, immorale, imparziale) e nell’Ottocento (acquario, criterium, selezione) mentre risale al 1920 il termine economico inflazione.

Il processo di diffusione a tutto campo dell’inglese dopo la metà del Novecento, associato a un massiccio intensificarsi nella società globale a un livello di crescita esponenziale delle possibilità di comunicazione e dei contatti tre le lingue europee, ha contribuito a recuperare una gran quantità di latinismi, spesse volte percepiti come ‘stranierismi’ da utenti che non conoscano il latino. La progressiva perdita di familiarità e una crescente disaffezione verso il latino da parte di numerosi utenti italiani è all’origine della lettura storpiata degli anglo-latinismi,10 con frequenti incertezze e oscillazioni di pronuncia che sono alla base del cosiddetto ‘inglesorum’,11 cioè la tendenza a scimmiottare la pronuncia inglese: fan (abbreviazione del vocabolo latino fanaticus/ispirato), detective story, fiction cult, trans, relax, sequel, summit, market, city, snob, status symbol, super hanno come base parole latine, restituite però all’italiano, filtrate dalla pronuncia inglese “producendo anche una serie di obbrobri, per cui parole o locuzioni latine vengono pronunciate secondo le regole dell’inglese” (Setti 2015). Un esempio tipico è la locuzione sine die, pronunciata talvolta all’inglese ‘sain dai’ che ha suscitato una certa ilarità nel mondo dei media o ancora i vocaboli latini plus ‘plas’12 e iter, spesso traslato con la bizzarra pronuncia ‘àiter’, veicolato dall’inglese nei significati moderni attuali. Persino il lessico dell’informatica e del mondo digitale, dove si registra lo schiacciante predominio dell’inglese, è intriso di latinismi travestiti da anglismi com’è il caso della parola computer (da ‘computare’), video (da ‘vĭdēre’), audio (da ‘audire’), ecc. Il latino, insieme con il greco, che rappresenta un importante collante della comunicazione internazionale nelle terminologie scientifiche, fornisce la base per coniare numerosi neologismi della tecnica e della scienza. Un chiaro esempio d’internazionalizzazione sono i vocaboli navigazione (dal latino ‘navigatio’) e navigare che, per effetto di uno slittamento semantico, hanno assunto in italiano e nelle altre lingue romanze la moderna accezione di ‘navigare, navigazione in rete’. Un esempio di latinismo, veicolato nell’italiano dall’inglese, è il vocabolo digit nel significato di ‘cifra che si conta con le dita’ (dal latino ‘digitus’/dito) che ha generato la proficua serie di derivati pienamente italiani: digitare, digitalizzare e digitalizzazione. Si tratta qui di un esempio di ‘latinismo moderno’ (latino di ritorno), cioè di latinismi penetrati nell’inglese in tempi recenti e reintrodotti nell’italiano con significati riadattati al contesto comunicativo contemporaneo13 “quale parte integrante dell’imponente processo di trasferimento del retaggio culturale dell’umanità (translatio culturae) sotto forma di migrazione lessicale” (Setti 2015). Tra i latinismi moderni di maggior uso, tra cui anche quelli pervenuti nella veste fonetica originaria ma con significato spesso modificato e per lo più percepiti dall’utente comune come latinismi diretti (ultimatum, forum, memorandum, sponsor, iter, referendum, curriculum, solarium) vanno menzionati, in particolare, quelli che registrano nell’utente comune forti oscillazioni sul piano fono-morfologico. Alludiamo qui, in particolare, ai vocaboli tutor, summit, mass media, audit (con le variante auditing, auditorium), alla parola non plus ultra, al prefisso super- (assai utilizzato nel linguaggio pubblicitario), al prefissoide di formazione moderna iper (di origine greca) e al vocabolo junior, scambiati spesso per anglicismi. Tutor o summit sono chiari esempi di questo singolare fenomeno di scambio triangolare (latino, inglese, italiano). Entrambe le parole vengono pronunciate a volte nei media, non senza una punta di compiacimento, all’anglosassone: ‘tiutor’ e ‘sammit’. Il vocabolo tutor attestato nella variante italiana ‘tutore’ fin dal 1300, è penetrato nell’italiano come latinismo non adattato tramite l’inglese che ha veicolato però soltanto il significato specifico di ‘insegnante che negli studi universitari segue e guida uno o più studenti in seminari, dottorati o altre attività di ricerca’. Nel contesto universitario risulta più diffusa la forma tutor, percepita spesso, allo stesso modo di summit (‘vertice’) come forestierismo. Piuttosto che ricorrere alla forma plurale d’origine inglese tutors, è oggi preferita nell’italiano la variante adattata tutori. “Se vogliamo marcare la distanza dalla loro origine, possiamo pronunciarli più o meno correttamente in inglese. Ma se, come accade nella maggior parte dei casi, li consideriamo elementi del lessico italiano, anche se nella loro veste di parole cedute in prestito, possiamo tranquillamente pronunciarle in modo a noi più familiare, ossia secondo la prassi anglosassone” (Adamo 2015). Lo stesso discorso vale anche nel caso dell’anglo-latinismo mass media, mutuato dall’inglese, con la coesistenza nell’italiano delle due possibili pronunce (latina e inglese), diffuso in altre lingue europee soprattutto nella forma abbreviata media. Del cospicuo contingente di anglo-latinismi che sono alla base di neologismi fa parte anche il vocabolo audit (nel significato inglese di ‘revisione della correttezza dei dati di bilancio’) e auditor (‘revisore dei conti’) che vengono registrati in numerosi dizionari italiani come anglicismi, nonostante abbiano come base il verbo latino audīre da cui deriva auditing14. Parola invariabile nel numero è l’anglo-latinismo auditorium, con l’equivalente italiano adattato ‘auditorio’ (o ‘uditorio’) nel significato di ‘sala di audizione’. Invariabile al plurale risulta anche, allo stesso modo di auditorium, l’anglo-latinismo sponsor (significato originario latino ‘garante’) che ha oggi assunto il significato moderno di ‘finanziatore di un’attività sportiva’. La parola latina forum è penetrata nell’italiano alla metà del Novecento su mediazione dell’inglese, assumendo oggi la moderna accezione di ‘discussione in rete’, invariabile al plurale. Riflette la costante vitalità del latino il moderno neologismo brexit,15 parola macedonia, derivante dalla fusione di br(itish) ‘britannico’ e exit ‘uscita’,  sul modello di Grexit (Greek o Greece + exit) sebbene sia diffusa l’opinione che l’etimologia sia ‘Britain + exit’. La tendenza uniformante “in direzione di una semplificazione del trattamento fonomorfologico di alcuni latinismi mediati dall’inglese, vale a dire dell’estensione dell’invariabilità al singolare, coinvolge anche alcuni latinismi di uso assai comune, penetrati per via diretta per tradizione colta o interrotta e mantenuti nella loro forma originaria” (Setti 2013). È questo il caso ad es. di curriculum che entra nell’italiano per la prima volta nel 1892, sotto forma di locuzione invariabile curriculum vitae, mentre, sotto la forma singola di curriculum, trova la sua prima attestazione nel 1941. Il vocabolo, originariamente di genere neutro in latino, viene assimilato al genere maschile, prevalendo sulle varianti italianizzate curricolo, curricoli. Uguale trattamento morfologico, con il plurale invariabile, presentano anche i latinismi accolti per via indiretta ma in una veste fonetica facilmente riconducibile al latino e scambiati quindi per latinismi diretti (ultimatum, quorum, forum, memorandum). Il vocabolo referendum ricorre esclusivamente nella forma invariabile, mentre invece solarium registra molte occorrenze in rete nella forma plurale solaria.

4 L’inglesorum dei politici

In seguito all’avvento della Seconda Repubblica (1994) si è diffuso nei politici italiani il vezzo di rispolverare nella comunicazione politica voci latine come iter, quorum, ad interim, ad personam, insieme a latinismi moderni che mantengono l’antica marca del genere neutro -um (ultimatum, referendum) oppure ancora, ad uso scherzoso e parodistico, bizzarri neologismi come Mattarellum, Porcellum, Consultellum, che indicano le leggi elettorali susseguitesi negli ultimi decenni.16 È stato l’inglese a traghettare nel lessico dell’italiano e di altre lingue europee una cospicua quantità di latinismi indiretti che sono spesso all’origine del cosiddetto inglesorum. La citazione dotta in latino o in inglese, all’origine dell’inglesorum come efficace ingrediente dell’eloquio politico17 (soprattutto a partire dagli anni Novanta), sarebbe divenuta presto una vera e propria moda. La proliferazione a scopo scherzoso di neologismi politici e di coniazioni effimere, definite “irradiazione deformata” (Serianni 1995), allo scopo di conferire maggiore autorevolezza e prestigio al discorso politico, sfrutta la forza espressiva e il potere ammaliante, esercitato dai latinismi sull’italiano medio. Che il latino, insieme all’inglese, rappresenti per molti politici, oltre che un efficace punto di forza della nuova strategia comunicativa del ‘gentese’,18 anche un terreno alquanto insidioso dove l’errore è spesso in agguato, come dimostrano i numerosi strafalcioni che costellano il discorso politico nell’arco degli ultimi cinquant’anni. Tra i lapsus più celebri ricordiamo la citazione pseudo-erudita Simul stabunt, simul cadunt (staranno insieme o insieme cadranno), forma corretta cadent (Claudio Martelli, 1988; Bettino Craxi, 1998; Silvio Berlusconi, 2008 e 2009); melium abundare quam deficere (meglio abbondare che scarseggiare), forma corretta melius (Umberto Bossi, 1991); aggreditus non tenet stadera in manu (l’aggredito non tiene in mano la bilancia), forma corretta aggressus non tenet in manu stateram (Silvio Berlusconi, 2006); l’errata citazione da Virgilio da parte di Gianfranco Fini (1992) Quidquid id est, timeo Danaos ut dona ferentes (temo i Greci anche quando portano doni), forma corretta timeo Danaos et dona ferentes; infine, il lapsus di Prodi (1996) che inciampò su un pro domo vostra (a favore della vostra casa), forma corretta pro domo vestra. Completano la rassegna di forme latine, usate scorrettamente vox clamans in deserto (forma corretta vox clamantis in deserto); probatio diabolicis (forma corretta probatio diabolica); ad libidinem (forma corretta ad libitum); obstorto collo (forma corretta obtorto collo); sinemora (forma corretta sine mora).

5 Latinismi di uso corrente e formule di saluto

Forniamo ora un elenco in ordine alfabetico delle espressioni latine di uso corrente in vari ambiti d’uso non solo nell’italiano ma anche in lingue non romanze, con frequenti modifiche semantiche, spesso per influsso dell’inglese, dal quale è stato mediato il contesto d’uso, come ad es. nell’informatica (video, digitare, audio): agenda: dal verbo latino agere, indica le cose che si devono fare (usato oggi soprattutto in luogo di diario o programma politico); ad hoc: fatto appositamente per una certa occasione; alias: pseudonimo, nome alternativo; ad maiora (semper): presente anche sotto la forma ad meliora et maiora semper19: ‘per le cose migliori e più grandi’; alter ego: ‘un altro me’, ossia una persona di fiducia (modo di dire usato molto dagli autori classici per indicare una persona così fedele, da essere considerata come un altro sé); a priori20 locuz. lat. mediev. (da ciò che logicamente è prima); a posteriòri21 locuz. lat. mediev. (da ciò che è posteriore); casus belli22 locuz. lat. ‘caso di guerra’ usata in italiano come s. m. (evento o circostanza che provoca, o può offrire il pretesto per provocare, la guerra fra due stati); condicio sine qua non: ‘una condizione assolutamente necessaria’; curriculum (vitae): lett. ‘il corso della vita’; errata corrige: ‘correggi le cose sbagliate’, ossia l’elenco delle sviste e errori contenuti in un testo e le relative correzioni; ex novo: daccapo, di sana pianta; de facto: di fatto; facsimile: dal composto latino fac (imperativo del verbo fare) e simile, significa ‘copia esatta di qualcosa’ (ad es. facsimile di firma in banca); forma mentis: ‘forma della mente’, per indicare un’attitudine mentale; extra: ‘al di fuori’ (qualcosa che non è compreso o è fuori dal comune); et caetera/eccetera23 (abbr. ecc.) deriva da et cetera (lett. e le altre cose); gratis: forma contratta di gratiis (caso ablativo di gratia); habitat: ‘il luogo in cui determinate condizioni ambientali permettono a una specie di sopravvivere’ (dalla terza persona singolare del presente del verbo habitare); honoris causa: ‘titolo onorifico conferito per alti meriti’; idem: ‘la stessa cosa’, ‘allo stesso modo’; modus operandi: ‘modo di comportarsi’; (in) primis: ‘per prima cosa’; in secundis: ‘per seconda cosa’; hic et nunc: ‘qui e ora’; in extremis: ‘in punto di morte’ (oggi nel senso di ‘cosa fatta all’ultimo momento’) si usa specialmente nel calcio (“intervento della difesa in extremis”); in flagranti: ‘mentre brucia ancora’ (dal latino flagrans-antis, part. pres. di flagrare/ardere); lapsus (linguae): ‘errore’ (dal verbo deponente labor, labi. lapsus sum = scivolare, cadere, confondersi); legenda: ‘cose che devono essere lette’ (dal gerundivo del verbo lego, legere); mens sana in corpore sano: ‘mente sana in corpo sano’24 (Giovenale, Sat. X, 356); non plus ultra: ‘non più avanti’, ossia il massimo grado di perfezione;25 nota bene (abbreviato N.B.); placebo: ‘placèbo’ s. m. invariabile (verbo lat., 1a pers. sing. del fut. indic. di placere ‘piacere’, quindi ‘io piacerò’); prosit: ‘che sia di giovamento’ (nei brindisi); pro capite: ‘per ciascuno’; pro forma: ‘per pura formalità’; promemoria: ‘per ricordarsene’ (dalla locuzione latina pro memoria); opera omnia: ‘raccolta completa delle opere di un autore’; statu(s) quo: ‘uno stato di equilibrio in un dato momento’ (con ellissi dell’espressione latina in statu quo ante); tertium non datur: ‘una terza cosa non è data’; ultimatum: ’ultimo avvertimento’ (da ultimus); vademecum: ‘vai, vieni con me’ (forma sostantivata), manualetto di istruzioni; video: ‘schermo’ (dalla 1.pers.sing. del verbo latino vidēre/vedere); veto: ‘parere contrario in una sede autorevole’ (dalla 1a pers. sing. dell’indic. pres. del verbo lat. vetare ‘vietare’).

Per quanto concerne le formule di saluto, va sottolineato che assai più diffusa della formula di saluto salve che registra oggi una certa espansione, è quella universalmente nota e variamente adattata in numerose lingue europee ciao,26 (dal tardo-latino sclavus, ‘sono vostro schiavo’). Il suo corrispettivo è la formula di saluto germanica servus (‘schiavo vostro’), diffusa, oltre che in Austria e Germania, anche nell’ungherese e nello slovacco. Il saluto deriva dall’imperativo del verbo latino salvēre ‘essere in buona salute’, associato in origine a vale soprattutto come formula di commiato (in latino la forma di saluto completa era vale atque salve ‘addio e stai bene’).

6 Il latino nella narrativa contemporanea

Una chiara attestazione di come il latino rappresenti un efficace strumento universale di comunicazione in tempi drammatici è presente in un passo del romanzo autobiografico La tregua di Primo Levi (1963), il tragico diario del tormentato viaggio di ritorno in Italia dopo la liberazione da Auschwitz. Nel lager della città di Cracovia riecheggiano tutte le lingue d’Europa, tra cui anche il latino che riemerge dalle reminiscenze scolastiche di Levi con la locuzione His fretus (‘fidando in ciò’). Esso diviene la riaffermazione del bisogno primordiale di comunicare un questo lager (‘lager’, non castra, dice lo stesso Levi), oscurato dagli orrori della guerra, quando lo scrittore chiede in latino a un prete dove sia la mensa dei poveri (Pater optime, ubi est mensa pauperum?).

La vitalità del latino e la latitudine universale del suo uso trova ulteriore significativo riscontro nel successo registrato dalla saga dei romanzi fantasy, Harry Potter della scrittrice britannica J. K. Rowling, pubblicati tra il 1997 e il 2007, che ha contribuito ad un forte aumento di studenti ai corsi di laurea in latino nel Regno Unito (il cosiddetto ‘effetto Potter’). Sono in latino il motto della scuola di Harry Potter (Draco dormiens numquam titillandus), nonché alcune formule incantesimali del maghetto: accio: attira oggetti; depulso: allontana oggetti; engorgio (pseudolatinismo, sebbene si registri la voce medievale ‘engorgiare’): ingrandisce oggetti; reducio: rimpicciolisce oggetti; engorgio Skullus: ingrandisce la testa di una persona; redactum Skullus: rimpicciolisce la testa; quietus: abbassa il suono della voce; sonorus: alza il suono della voce; vulnera sanentur: cura ferite anche gravi.27

Concludendo questa parte delle nostre riflessioni, un’ulteriore testimonianza della vitalità del latino nei Paesi europei28 e nei Paesi d’oltreoceano29in questo primo scorcio del nuovo millennio si riflette nel proliferare di iniziative culturali, mirate a riaffermarne l’attualità e la forza di diffusione nell’era della globalizzazione, è la nascita della rivista telematica settimanale interamente in latino “Ephemeris. Nuntii latini universi”, creata a Varsavia. A testimoniare l’interesse crescente nei confronti del latino è il mensile con cruciverba e altri giochi, interamente in latino “Hebdomada Aenigmatum”, ideato dall’associazione culturale “Leonardo” di Campobasso e realizzato in collaborazione con la rivista online Ephemeris e con la casa editrice Eli.

Oltre ai fumetti in latino (i più noti sono, oltre a Topolino, quelli di Tintin, Asterix e Alix, i cui autori si ispirano alle storie dell’antica Roma), vanno infine ricordati i suggestivi aforismi in latino nei tatuaggi, ispirati spesso all’amore e alla letteratura: amantes amentes: gli amanti sono pazzi (Plauto, Mercator 82: amens amasque ut animum offirmo meum); caecus amor: l’amore è cieco; (Horatius Carmina 1.18.14); amor magister est optimum: l’amore è ottimo maestro (Plinio il giovane, Epistulae 4,19); carpe diem (la frase completa è carpe diem quam minimum credula postero: vivi il presente senza pensare al futuro (Orazio Flacco).

7 Conclusioni

Sulla base di quanto abbiamo finora detto, riteniamo di avere dimostrato l’inconsistenza dello stereotipo secondo cui il latino nell’era tecnologica sarebbe l’opaca traccia di una lingua morta, del tutto remota dalla vita di ogni giorno. Pesa certo non poco oggi sull’italiano lo studio e la conoscenza sempre più rarefatta di una lingua come il latino, giudicata in Italia, pregiudizialmente, sterile e ingombrante, il che finisce per ridurre di molto l’utilizzazione di una certa parte del lessico dell’italiano, derivato non per via diretta dalla lingua madre, ma dalla tradizione scritta del latino.30 Per un recupero funzionale del latino occorre pertanto promuovere un approccio metodologico innovativo,31 graduato e diversificato per il suo apprendimento. Respingendo le tesi denigratorie dei detrattori del latino, abbiamo messo l’accento sulla sua funzione vitale e globalizzante nell’era tecnologica in molteplici ambiti linguistici d’uso sia nell’italiano che in lingue non romanze, con il proliferare di iniziative a favore del recupero del latino.32 Su tale funzione viene ad innestarsi la potente spinta propulsiva dell’inglese (l’angloamericano) che dal secondo dopoguerra ha assimilato un gran numero di termini latini veicolandoli nell’italiano e in altre lingue europee, specie nella comunicazione scientifica e tecnologica, riplasmandone spesso il valore semantico.

Riconoscere la perdurante vitalità della funzione universalizzante del latino, con cui s’intreccia quella globalizzante dell’inglese nell’era tecnologica, significa a nostro giudizio recuperare le nostre radici nella continuità storica e culturale che rende fondamentale il patrimonio della cultura latina classica. Senza condividere l’astratta utopia di un’assoluta continuità tra il mondo classico e quello odierno, ma attenti piuttosto a cogliere quanto ci separa oggi dal latino, abbiamo evidenziato lo strano paradosso di una lingua ‘morta’ che non si parla più ma che non ha mai smesso di parlarci.

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Setti, R. (2013): Latino o inglese? [online]. Disponibile in: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/latino-inglese [cit. 28.10.2019].

Setti, R. (2015): G. Gambassi: Oggi si parla l’inglesorum. L’intervista di G. Gambassi a Raffaella Setti e Giovanni Adamo [online]. Disponibile in: http://www.accademiadellacrusca.it/sites/www.accademiadellacrusca.it/files/page/2015/12/16/avvenire_15-12-2015_1.pdf [cit. 28.10.2019].

Settis, S. (2016): Salviamo il latino, la lingua più parlata al mondo [online]. Disponibile in: https://www.repubblica.it/scuola/2016/08/10/news/salviamo_il_latino_la_lingua_piu_parlata_del_mondo-145729358/ [cit. 28.10.2019].

Stella, G. A. (2004): L’inglesorum del ministro [online]. Disponibile in: http://www.sabellifioretti.it/?p=20200 [cit.28.10.2019].

Tesi, R. (2010): Enciclopedia dell’Italiano, Latinismi [online]. Disponibile in: http://www.treccani.it/enciclopedia/latinismi\_(Enciclopedia-dell\'Italiano)/ [cit. 28.10.2019].

Tosi, R. (2017): Dizionario delle sentenze latine e greche, Milano: BUR Biblioteca Univers. Rizzoli. https://tinyurl.com/y6s6mxnj [cit. 28.10.2019].


  1. Evidenti tracce del latino sono presenti anche in una lingua appartenente al gruppo linguistico ugro-finnico come l’ungherese che “ha preso in prestito dal latino (lingua liturgica dell’Ungheria cristiana medievale, nonché un importante veicolo di cultura secolare) numerose espressioni relative alla religione e alla organizzazione religiosa, alla legge, ai nomi delle piante e degli animali e molte moderne espressioni scientifiche e culturali” (Palagiano 2006: 133).↩︎

  2. Il latino è la lingua ufficiale del Vaticano. Nonostante l’abolizione dell’obbligo che il messale avvenga in latino, introdotta da Paolo VI nel 1967 (dopo il Concilio Vaticano II che ha segnato la svolta della modernizzazione della Chiesa Cattolica) il latino è ancora oggi la lingua universale della liturgia e in latino sono i principali documenti ufficiali della Curia e dei messali negli incontri internazionali. Il latino è anche una delle opzioni linguistiche sul menu dello sportello bancomat della Banca Vaticana. Inserita la carta, dopo la schermata di benvenuto in latino con la scritta Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem, si può scegliere tra deductio ex pecunia (prelievo), rationum aexequatio (saldo), negotium argentarium (lista movimenti) cui segue infine retrahe scidulam depositam (ritiro della carta).↩︎

  3. La seconda lingua più parlata al mondo come lingua materna dopo il cinese mandarino è lo spagnolo con 500 milioni di parlanti, “se vi aggiungiamo il portoghese (230 milioni), il francese (100), l’italiano (65) e il romeno (35), si arriva a 930 milioni di parlanti varietà linguistiche derivate dal latino, senza contare le lingue neolatine minori come il ladino” (Settis 2016).↩︎

  4. Nel ’900 il latino registrò un lento declino che sfociò nel Sessantotto francese, quando esso venne percepito come un ostacolo alla democratizzazione della scuola e della società. Come ai tempi dell’illuminismo settecentesco, le correnti ideologiche più radicali del marxismo e del liberalismo hanno teorizzato il primato dei valori dell’economia sui valori della persona, incarnati dall’umanesimo latino, vedendo quindi nel latino un nemico da abbattere. “Il declino del latino nel Regno Unito nella seconda metà del Novecento, attribuibile soprattutto a ragioni pragmatiche e agli effetti della drastica politica di risparmio del governo Thatcher, causò l’abolizione dell’obbligo della sua conoscenza per l’accesso alle più prestigiose università (a Cambridge nel 1960, a Oxford nello stesso anno e nel 1978 per le altre facoltà). Oggi, il peso del latino nel sistema educativo inglese si è ridotto in una misura mai verificatasi nel passato all’università” (Oniga 2005: 75).↩︎

  5. “In Inghilterra il nuovo modello di scuola umanistica fu precisamente quello fondato nel 1509 presso la cattedrale di Saint-Paul dal sacerdote John Colet, il famoso professore di Oxford, amico e corrispondente di Erasmo. La peculiarità di questa scuola, destinata a segnare per sempre il classicismo inglese, era l’orientamento formale: la lettura dei testi classici era cioè preceduta da un solido insegnamento linguistico-grammaticale” (Oniga 2005: 70).↩︎

  6. Nel secolo XVIII, che vide la prima rivoluzione industriale in Inghilterra e il rapido declino del latino come lingua della cultura e della scienza, gli apporti di termini latini nell’inglese risultano assai modesti (automatic, edit, execute, exponent, graphic, operation, force unit e vector). Una forte ripresa si ha nel XIX secolo, con l’impetuosa avanzata del progresso tecnologico (code, decode, duplex, format, menu, motor, normal, phase, program, serial, terminal, transfer).↩︎

  7. Oniga, reagendo alla tendenza a considerare come dato più significativo degli ultimi cinque secoli in Europa l’arretramento progressivo del latino, in conseguenza dello sviluppo degli stati nazionali, afferma: “Al contrario, lo studio recente di Françoise Waquet (1998/2004), dedicato alla storia del latino nell’età moderna, adottando precisamente la prospettiva storiografica della lunga durata (nella gloriosa tradizione che va da Fernand Braudel a Jacques Le Goff), ha messo in luce un’altra realtà: se l’oggetto di studio è l’universo intellettuale, e non quello politico, in questi cinque secoli il dato di gran lunga più significativo è proprio il perdurare in Europa di una dimensione fortemente unitaria, grazie appunto alla funzione universalizzante, svolta nel tempo dal latino” (Oniga 2005: 70).↩︎

  8. Tra i vocaboli inglesi più diffusi di derivazione latina Beccaria segnala in particolare: street da ‘strata’, wall da ‘vallum’, cheese da ‘caseus’, wine da ‘vinum’, kitchen da ‘coquina’, dish da ‘discus’, mentre cook (ted. Koch) e to cook (ted. kochen) sono prestiti dal lat. volg. ‘cocus’, lat. ‘coquus’, ‘coquere’. Tra i toponimi di largo uso ricordiamo ibridi germano-latinismi: l’aeroporto di Gatwick, composto di gat (da goat ‘capra’) e wick, da ‘vicus’ ‘villaggio’ o ‘fattoria’ (Cowick, Chiswick, Honeywick); infine, il suffisso toponimico chester (la città di Leicester) dal latino ‘castrum’. (Beccaria 2008: 183)↩︎

  9. Nell’italiano, delle circa 35.000 parole di etimo latino (GRADIT) quelle ereditarie sono appena 4574 (pari al 14% del totale), quelle attinte dal latino in epoche diverse oltre 30.000, pari all’86% (De Mauro: 2005). “Questa consistenza numerica dei latinismi (e non delle parole ereditarie) contribuisce notevolmente a fare dell’italiano, anche nella percezione dei parlanti stranieri, la più vicina al latino delle lingue neolatine, a conferma dello speciale statuto che riveste il latino per l’italiano, rispetto alle altre lingue europee, influenzate in varia misura dal latino” (Tesi 2010).↩︎

  10. Un fenomeno significativo, legato ai prestiti, è l’allotropia, basata su doppioni lessicali (in inglese doublets) cioè “stati o esiti fonetici diversi di una medesima base etimologica. Così dal lat. ‘solĭdu(m)’ abbiamo l’italiano soldo e il latinismo solido; dal lat. ‘mědiu(m)’ l’italiano mezzo e i latinismi medio e medium; e così via”. (Tesi 2010). Nel caso dell’inglese, doublets sono le parole double, doublet e doublette che risalgono tutte al latino duplus ma sono entrate nella lingua per vie diverse e in tempi diversi (double dal francese antico nel XIII secolo, doublet dal francese antico ma nel secolo successivo e doublette molto più recentemente, ancora dal francese ma passando attraverso il tedesco).↩︎

  11. La parola macedonia inglesorum (inglese + latinorum) coniata dal giornalista Stella (2004) indica “la lingua inglese usata con ostentazione, per enfatizzare e rendere volutamente incomprensibili concetti o fenomeni ai quali ci si potrebbe riferire in modo più sobrio e schietto” (Treccani 2008). Il vocabolo è modellato a scopo scherzoso sulla base della desinenza -òrum del genitivo latino plurale nel vocabolo latinorum che riecheggia la celebre frase pronunciata da Renzo nei Promessi Sposi, per indicare un discorso intenzionalmente oscuro e sibillino.↩︎

  12. Il vocabolo plus (in luogo dell’equivalente italiano più) si presenta sia in forma staccata con il significato di vantaggio (‘un plus di sicurezza’) o come aggettivo, generando i composti pluslavoro, plusvalenza e plusvalore. Lo si trova nella locuzione latina non plus ultra (‘non più oltre’) e come elemento finale della locuzione francese rien ne va plus (‘niente va più’), formula usata dal croupier nel gioco della roulette.↩︎

  13. L’inglese ha accorpato molte voci latine anche nella loro forma originaria (bonus, stadium, focus, campus) modificandole però semanticamente. Il vocabolo campus (dal lat. campus ‘campo’), adoperato in italiano al maschile, viene usato con il significato di “impianto plurifunzionale e, più spesso, per influsso dell’inglese, nell’accezione di “area o città universitaria”; il sostantivo maschile bonus (forma sost. dell’agg.lat. bonus-a-um ‘buono’) ha assunto il significato moderno di ‘abbuono’, ‘riduzione’, ‘sconto’ oppure “di compenso aggiuntivo che un’azienda elargisce ai dipendenti”. Il francese ha assimilato il latinismo deficit ‘manca’ (pres.indic. del verbo lat. deficere) diffuso nel linguaggio economico-aziendale con il significato di ‘passivo’ ma esteso pure ad altri ambiti d’uso, con il significato di ‘mancanza o carenza’. Il tedesco ha accolto il vocabolo album (dalla locuzione latina album amicorum, dove album è l’agg. neutro sostantivato da cui ‘albo’) usato nel sec. 18° in Germania per indicare un libro rilegato in cui si raccoglievano autografi di conoscenti (http://www.treccani.it/vocabolario).↩︎

  14. Vanno ricordati anche i moderni derivati anglo latinismi audit, audience (“indice di ascolto televisivo”) e il derivato auditel (“sistema di rilevazione dell’indice di ascolto”). Un significato diverso presenta il derivato italiano audizione come prova di ascolto di una trasmissione o provino di un cantante o attore.↩︎

  15. Mentre nell’inglese Brexit (diffuso in Inghilterra dal 2012) si comporta come un nome proprio, usato senza articolo, in italiano Brexit è di genere femminile, preceduto dall’articolo, mentre è in regresso la forma maschile ‘il Brexit’, influenzata dal genere maschile di referendum. “La parola brexit è breve e facile da pronunciare perché composta da una sequenza di fonemi ricorrenti in inglese e comuni ad altre lingue, non solo in inglese: il segmento exit è riconoscibile dalla segnaletica internazionale e riconducibile a una radice latina comune. Può essere usata in contesti e registri diversi, si è distinta per l’alta frequenza d’uso e si è rivelata molto produttiva, dando origine al verbo brexit, e ai sostantivi brexiter e brexiteer (sostenitori della Brexit) come pure a neologismi e occasionalismi” (Corbolante 2016).↩︎

  16. A coniarli fu il politologo Sartori, il quale nel 1993 sulle pagine del Corriere della Sera lanciò ironicamente l’uso del termine Mattarellum cui fecero seguito i pittoreschi neologismi Porcellum e Italicum (ai tempi del governo Renzi) definito polemicamente dallo stesso Sartori Bastardellum.↩︎

  17. Secondo Antonelli il frequente ricorso ai latinismi e al ‘latinorum’ da parte dei nuovi politici è riconducibile alla crisi linguistica e all’avvento al potere dell’effimero nella nuova comunicazione politica. “La mitologia del nuovo ha reso all’improvviso vecchie le formule identitarie che dal dopoguerra avevano caratterizzato il discorso di destra, di sinistra e di centro. E quelli che si sono presentati come i nuovi soggetti politici hanno preso a rivolgersi non a un preciso blocco sociale, ma al cosiddetto ‘italiano medio’ o meglio, all’ipostasi – talvolta alla caricatura – dell’italiano medio” (Antonelli 2017).↩︎

  18. Si tratta di un vocabolo coniato o legittimato da un linguista, secondo Treccani attestato nell’intervista a Luca Serianni da parte di Enzo Golino, in Repubblica, 7 settembre 1999, p. 38, Cultura.↩︎

  19. Se si vuole rispondere a questa locuzione, si può usare semplicemente la formula semper per rafforzare l’augurio. Oggi, queste parole sono ancora usate come forma d’augurio dopo aver brindato oppure su un biglietto d’auguri per chi si laurea o se uno studente supera un esame o viene promosso.↩︎

  20. “Termine della filosofia (opposto al termine ‘a posteriori’) ‘a priori’ viene usato, con valore avv. o aggettivale, in riferimento ad argomentazioni o affermazioni non ricavate dall’esperienza” (http://www.treccani.it/vocabolario).↩︎

  21. “Termine della filosofia medievale (ripreso poi da Kant) ‘a posteriori’ viene usato, con valore avv. o aggettivale, per indicare ogni conoscenza che proviene dall’esperienza” (http://www.treccani.it/vocabolario).↩︎

  22. “Per estensione ‘litigio’, contrasto tra singole persone o gruppi di persone per motivi di poco conto” (http://www.treccani.it/vocabolario).↩︎

  23. L’idea di lunghezza si rafforza, ripetendolo, eccetera eccetera (e via dicendo).↩︎

  24. Il significato originario racchiuso nella sentenza del poeta latino Giovenale (Orandum est ut sit mens sana in corpore sano) è che bisogna invocare gli dei non per il raggiungimento di beni effimeri e materiali, ma per un equilibrio ideale tra la salute del corpo e la sanità dell’anima.↩︎

  25. Secondo un’antica tradizione pare che questa sia anche l’iscrizione posta sulle mitiche Colonne d’Ercole, il limite estremo del mondo conosciuto alla civiltà classica occidentale. L’espressione che secondo Tosi (2017) sarebbe di origine rinascimentale non risulta attestata in autori classici, ma è la traduzione del greco οὐκέτι πρόσω (Pindaro, Nemee 3,21).↩︎

  26. Data la presenza di numerose varianti di saluto di formalità medio-alta (buon giorno, arrivederci, arrivederLa, ossequi) e la netta prevalenza del saluto informale ciao sia in apertura che in chiusura, il cui uso è divenuto ormai internazionale (‘ciao’ è la seconda parola italiana più diffusa al mondo, sdoganata in slovacco e in ceco con la forma adattata ‘čau’) “oggi si registra una sempre maggiore diffusione di salve sia come formula di saluto d’ingresso che di chiusura (specie nei messaggi di posta elettronica) per effetto anche di un abbassamento del livello di formalità nelle relazioni sociali” (Setti 2010).↩︎

  27. Un ulteriore elemento di riscontro del fascino esercitato dal latino in letteratura sono le versioni latine di P. Needham dei romanzi Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti, dal titolo Harrius Potter et philosophi lapis e* Harrius Potter et camera secretorum, pubblicate dalla casa editrice Bloomsbury nel 2003 e nel 2006, impiegate come testo scolastico. Tra le altre opere letterarie tradotte in latino vale la pena di ricordare la versione latina del romanzo fantastico Alice nel paese delle meraviglie* (1865) di L. Carrol, ad opera del classicista canadese C. Carruthers Alicia in terra mirabili (1964) e infine la versione latina del classico di A. A. Milne Winnie the Pooh, pubblicata da Sándor Lénárd con il titolo Winnie Ille Pu.↩︎

  28. Di un certo interesse sono i dati relativi allo studio del latino in Germania, che, dopo il boom nel biennio 2006–2008, quando il latino era essere la terza lingua europea più gradita (740 mila) dopo l’inglese (7,4 milioni) e il francese (1,5 milioni), nel 2016 si è avuto un calo del 20% (630 mila utenti).↩︎

  29. “La Chiesa può aver messo nella naftalina buona parte del suo latino, ma nel mondo secolare esso sta vivendo un notevole revival. Dopo il francese e il tedesco, il latino è ormai la terza lingua più studiata in America. Il problema principale non è il disinteresse nei confronti di una lingua ‘morta’, ma la difficoltà di trovare abbastanza insegnanti di latino per tutti gli studenti che vogliono impararlo” (Mafera 2017).↩︎

  30. “Numerose parole, definite da De Mauro come di ‘basso uso’, cioè ‘rare’, o ‘letterarie’, quelle che ai più risultano oggi opache, di significato oscuro, sono tutti latinismi evidenti: diuturno, esiziale, castigato (nel senso di ‘verecondo’), inane, egro, ludico, foriero, preconizzare ecc.” (Beccaria 2010).↩︎

  31. Un approccio metodologico innovativo nell’insegnamento del latino è quello ideato negli anni ’50 dal linguista H. Ørberg (“metodo natura”) mirato all’uso parlato del latino e alla comprensione delle regole grammaticali attraverso la diretta fruizione di testi in latino nel manuale Lingua Latina per se illustrata.↩︎

  32. Occorre segnalare la creazione di un social network solo in latino, Schola (2008) con caratteristiche affini a Facebook, nonché quella di numerosi portali web, fra cui siti e blog, come Lingua Latina Aeterna in Russia o Verba et Facta negli Stati Uniti. Un forte impulso al recupero del latino nell’era tecnologica è venuto infine dall’iniziativa nel 1996 del latinista polacco K. M. Kokoszkiewicz che ha creato la più grande mailing list in lingua latina (la Grex Latine Loquentium), seguita nell’anno 2004, dalla nascita del glossario online in lingua latina di neologismi per il linguaggio informatico Vocabula computatralia.↩︎